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Corsi e ricorsi di potere nel calcio europeo

14 Ago
(fonte calcioweb.eu)

Fonte calcioweb.eu

 

Nei vertici calcistici sembra essere arrivato il momento di un avvicendamento

Restare in vetta al proprio campo è l’obiettivo di chiunque, tuttavia, la storia ci insegna che mantenere un impero non è cosa semplice e che al minimo errore c’è sempre qualcuno pronto a prendere il tuo posto.

Il calcio, essendo una delle principali industrie mondiali, non trascende da questa logica e chiunque lavori in questo settore sa che la potenza del proprio movimento è frutto non solo della capacità economica che è in grado di controllare, ma anche di quella di programmazione, che deve permettere di essere sempre un passo avanti rispetto ai diretti concorrenti.

Da quando il calcio ha sposato i concetti di professionismo e marketing il vertice del potere calcistico è passato di mano in mano con cicli più o meno regolari: se gli anni 50 hanno visto il dominio iberico, i 60 sono stati gli anni del calcio totale olandese e dell’affermarsi del potere tedesco, i 70 quelli del calcio “made in England” e gli 80 e 90 quelli del campionato italiano come il “più bello del mondo”, mentre, nell’ultima decade sono stati di nuovo inglesi e spagnoli a farla da padrone.

Negli ultimi anni, tuttavia, è sembrato evidente un cambio nell’ordine delle cose. Se, dal 2000 in poi, i club inglesi e spagnoli hanno portato a casa i migliori talenti del mondo ed hanno potuto espandere il loro giro di affari è stato grazie al fatto che i primi hanno saputo sfruttare al meglio la loro unità di intenti per massimizzare il marketing della Lega, nonché la relazione con i grandi gruppi bancari per migliorare il sistema di infrastrutture, e di conseguenza l’appeal delle partite per gli spettatori, mentre, i secondi hanno approfittato della compiacente “ley Beckham” che permetteva, grazie ad una tassazione estremamente favorevole sui compensi percepiti dai giocatori, di poter acquisire con maggiore facilità i migliori campioni, attirandoli con ingaggi milionari.

La crisi finanziaria ha, però, mischiato le carte in tavola ed ha sfavorito il modello dominante a favore di quelli che nel frattempo erano in fase di ri-organizzazione. I club tedeschi, ad esempio, hanno saggiamente deciso di puntare sulla ricostituzione della propria, sfruttando al massimo il mondiale di casa, utilizzando la forte liquidità che esso comporta per creare impianti da vivere tutti i giorni  e riqualificare i propri settori giovanili, diventando in questa maniera il sistema di riferimento in Europa e attirando in Germania grandi campioni e allenatori come Pep Guardiola.

Il resto dei grandi movimenti d’Europa, nel frattempo, si muovono alla ricerca del percorso migliore per risalire la china. Il calcio francese vive una fase di lunga stasi, sebbene stia beneficiando della munificità dei magnati arabi e russi, non riuscendo ad effettuare, in ogni caso, il definitivo salto di qualità verso l’élite del pallone, quello russo ed ucraino sono, forse, quelli che stanno vivendo la fase più alta della propria espansione grazie agli investimenti massivi degli oligarchi del gas e dell’industria chimica sulle rose delle proprie squadre, anche se stadi non sempre all’altezza e qualche episodio di intemperanza da parte dei tifosi locali non fanno decollare gli interessi in quell’area.

In tutto questo il calcio italiano cerca di ritrovare il modo migliore per riguadagnare la nobiltà perduta. Frenata dalla mancanza di liquidità che grava su tutto il sistema economico e dalla riduzione d’interesse da parte dei mecenati che per anni hanno contribuito a far grande il pallone di casa nostra, nonché, imbrigliata nelle continue linee campanilistiche che frenano le sue leghe, il sistema italiano deve ancora riuscire a dipanare la matassa relativa alla creazione di nuovi impianti e al modo migliore per lanciare i giovani dei propri vivai.

Il calcio in Europa sta cambiando e solo chi saprà guardare al futuro, senza per questo perdere d’occhio il presente, potrà continuare a prosperare e a dominare.

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Pubblicato da su agosto 14, 2013 in IL PUNTO

 

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